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La casa, il tempio della relazione.

Aggiornamento: 4 apr 2022


Illustrazione: Ella Byworth for Metro.co.uk


Quando decidiamo di iniziare un nuovo percorso di condivisione con il nostro compagno ci sentiamo eccitati, entusiasti, vogliosi di svegliarci il mattino con la persona che amiamo curarci di lei, accogliere gli stati d'animo e le esperienze che viviamo durante il giorno, pensiamo al sostegno alla gioia della condivisione, al potergli lasciare un bigliettino la mattina sul cuscino o condividere a fine giornata tutte le esperienze e le emozioni vissute, ma è sempre così facile vivere insieme?

Ora ti pongo un'altra domanda:

"Quanto pensi che la struttura o l'arredamento della casa possa influire sulla relazione con il tuo compagno?"


Oggi scopriamo la storia di un'intervistata che per motivi di privacy chiamerò Ludovica, di quanto disposizione degli ambienti, lo stile dell'arredamento, i colori, possano influire e creare distanza o vicinanza all'interno di una relazione.


Una casa per vivere la relazione.


Immagine: pinterest


Da Marzo a maggio 2019 Ludovica viveva nella casa di 80 m2 del suo compagno, entrata in settembre tutto era già arredato di uno stile che non sentiva la rappresentasse realmente, ma l'idea di abitare assieme era più forte rispetto al suo bisogno considerato puramente "estetico", ma gli squilibri vissuti nel macro durante il lockdown da Covid 19 hanno inevitabilmente portato un reverbero anche nel micro, nella nostra calda dimora.

L'immaginario di una vita gioiosa condivisa assieme è stato interrotto da nuovi squilibri personali e relazionali e rafforzato problematiche già esistenti all'interno del rapporto che hanno portato alla sospensione o alla rottura delle relazioni.

Grazie al tempo a disposizione Ludovica ha proposto la realizzazione di una casa che rappresentasse la loro storia, apportando qualche modifica e buttando oggetti che non servissero più semplicemente per far spazio al nuovo, al loro nuovo modo di STARE assieme. Ecco qualche stralcio dell'intervista...


I.: «Avete fatto attività di decluttering

«Sì, gli abbiamo fatti con anche abbastanza fatica e però li abbiamo fatti non posso dire che non ci siano stati, quindi abbiamo messo un divano, abbiamo messo una libreria abbiamo tolto degli oggetti che erano della sua precedente relazione e abbiamo sistemato due o tre mobiletti del bagno però non grandi cose ecco».

Continua:

«Sì sì sì abbiamo buttato via un po' di cose più che altro spostato in cantina, più che proprio buttate via e per far spazio oppure per alleggerire per far spazio per togliere roba brutta per me perché secondo me lui l'avrebbe anche tenuta perché per lui liberarsi voleva dire anche abbandonare delle cose che faceva fatica ad abbandonare magari però per me era proprio per liberare, liberarmi e liberare, fare novità cioè creare cambiamento magari creare anche un ambiente che rappresentasse».


Fare spazio alla relazione, in casa.


Immagine: pinterest


Ludovica non si è mai sentita a suo agio nella casa del compagno, perché è uno spazio condiviso fisicamente ma non creato assieme, non c'è niente nella casa che la identifichi e la rappresenti. Sono stati apportati dei cambiamenti ai vani, sostituendo dei divani, spostando ma non eliminando degli oggetti scelti precedentemente il suo arrivo e simbolo della relazione precedente, lei stessa afferma: «Faceva fatica ad abbandonare magari però per me era proprio per liberare, liberarmi e liberare, fare novità cioè creare cambiamento magari creare anche un ambiente che ci rappresentasse».


«Le operazioni fondamentali dell'attrezzare, dell'ammobiliare, arredare, non indicano in se stesse un processo di collocazione dei mobili e delle cose, bensì una loro distribuzione, l'attribuzione a ciascuno non di uno spazio, ma di una posizione nello spazio, in modo da definire la personalità di ogni oggetto, o, per meglio dire, rivelarla attraverso la sua ubicazione, il suo disporsi rispetto a tutti gli altri.» (Vitta, 2008, pag. 221)

Scegliere un oggetto e trovarne un'ubicazione in casa significa entrare in relazione con l'oggetto stesso, utilizzarlo, farlo “entrare all'interno di un sistema” formato dagli abitanti e dagli elementi circostanti. Ludovica non è riuscita ad inserirsi completamente nello spazio abitativo del compagno, perché non gli apparteneva, tutto era simbolo di un precedente rapporto; l'abitazione non era predisposta per la crescita e l'evoluzione della loro relazione, ma come l'ombra di un vecchio legame.

Non appena terminato il lockdown ha deciso di trasferirsi in una piccola casa immersa nel verde in campagna da sola, continuando la relazione con il suo compagno.


Al fine di condividere lo spazio abitativo con un altro abitante dobbiamo sentirci al sicuro, sentire che stiamo vivendo in un posto protetto che ci rappresenti come individui e come relazione, dal quale possiamo affacciarci al sociale, all'esterno e sentire che possiamo far ritorno ritrovando giovamento e benessere.


Come counselor abitativo mi pongo come intermediario tra gli abitanti scoprendo quelle che sono le esigenze, i desideri e le risorse di ogni singolo abitanti, creando momenti di ascolto e condivisione, affinché ogni singolo angolo della casa sia un vero e proprio "sentirsi a casa" per tutti coloro che la abitano, ogni giorno.

Scrivimi se anche tu come Ludovica stai vivendo problematiche relazionali relative allo casa, ti sosterrò in momenti di dialogo, attività di decluttering, scelta di colori e materiali.



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