Il cinema in casa

Aggiornamento: 4 apr


Immagine Home movies


Ieri sera, come ogni lunedì sulla rubrica #homesweethome in diretta su Instagram, ho intervistato Mirco Santi, responsabile laboratorio restauro e digitalizzazioni di Home movies, un Archivio Nazionale del Film di Famiglia che nasce con l’obiettivo di salvare e trasmettere un patrimonio audiovisivo nascosto e inaccessibile.

Una passione iniziata dai fondatori stessi, da visite a mercatini dell'antiquariato, ritrovamenti di pellicole con storie inedite e private, ma soprattutto dall'esigenza di colmare un vuoto tutto italiano, cioè la mancanza di un archivio nazionale che custodisse le memorie fotografiche e le pellicole private e non.

Quando ho conosciuto Mirco e il suo progetto, ho sentito un forte entusiasmo: qualcuno si occupava di restaurare e conservare le memorie delle famiglie italiane e non solo, entrando nelle vite dei singoli raccontando momenti di vita quotidiana, vacanze, storie private ma collettive di epoche ormai lontane.

La documentazione audiovisiva inedita, privata e personale, raccolta dall’Archivio, costituisce un ampio e prezioso giacimento visivo per la storia italiana del Novecento, che progressivamente viene reso pubblico e messo a disposizione attraverso progetti e iniziative.


L'arrivo del cinema in famiglia

La storia del cinema di famiglia nasce con il cinema nel 1895 quando i fratelli Lumière iniziarono a riprendere utilizzando lo strumento che hanno a disposizione, essendo anche loro padri di famiglia, lo utilizzarono per documentare quello che vivevano nella quotidiana.


Il cinema di famiglia nasce dai produttori di pellicole quando sentono l'esigenza di ridurre la dimensione delle pellicole (standard di 35 mm) e quindi anche il costo, di conseguenza, le dimensioni della cinepresa. Da questo momento, creano le condizioni ideali per la nascita della filmografia amatoriale, che si svilupperà sopratutto negli anni '20, mettendo la cinepresa a disposizione di coloro che avessero il tempo libero e possibilità economica di usarla nella quotidianità.

Il cinema di famiglia si afferma nel 1922 con la nascita del primo formato ridotto a largo consumo denominato Pathé Baby, i primi fruitori furono sopratutto borghesi, con capacità economiche e culturali per documentare i momenti di vita quotidiana.

L'innovazione di questa nuova pellicola è sia sul formato: da 35 mm a 9.5 mm con perforazione centrale sia sul proiettore, ideato per poter essere utilizzato anche da bambini grazie alle caratteristiche di semplicità e sicurezza.

Durante l'intervista Mirco ci racconta anche di un altro importante progetto "Stillivingrooms" da lui ideato in collaborazione con il musicista Andrea Belfi, di seguito ci racconta di più...


"STILLIVINGROOMS"

"Any room is a living room. Ogni stanza è una stanza vivente. Ogni stanza sta, quieta, disponibile ad essere abitata. Ogni stanza aspetta silenziosa che i suoi abitanti ci si insedino, la trasformino". Stillivingrooms gioca con elementi diversi: l’Intimità (delle immagini di Home Movies appartenenti ad archivi familiari privati), la Circolarità suggerita dalla ripetizione/loop degli elementi sonori, la libera associazione di forme, emozioni e suoni che scaturisce dall'interazione fra audio e video.

Stillivingrooms consiste in un live-set audio visuale, che si sviluppa all’interno di una stanza, ovvero attorno agli elementi concreti e concettuali che la costituiscono.

La narrazione non segue uno sviluppo temporale, ed è divisa in tre parti.

I suoni che costituiscono la parte audio, sono prodotti da elementi costitutivi e di arredo di quella stanza (lastre delle finestre, mobili, poltrone), sollecitati da speakers che diffondono suoni attraverso l’uso di un sintetizzatore e da un generatore di loop.

Il tessuto sonoro si fa trama esplosa in blocchi di feedback” Questi suoni preparati verranno diffusi attraverso un sistema di amplificazione multicanale dedicato.


Obiettivo: la compenetrazione sonora e concettuale tra l’ambiente dove i suoni sono stati preparati e quello dove vengono diffusi.

“Immagini di interni. Interni di appartamento. Materiali diversificati: immagini domestiche impressionate tra gli anni ’30 e i ’70, in Italia.



La parte video di Stillivingrooms è costituita da un flusso di immagini estratte da pellicole amatoriali - girate in 8mm, super8, 9,5 mm e 16mm – che mostrano interni e oggetti di arredamento.

Uomini e donne, momenti di vita quotidiana: tentativi, spesso magnificamente sfuocati, di catturare l'intimità e la bellezza delle emozioni (di persone oggi lontane), dei gesti e delle azioni che si svolgono nello spazio di un salotto, di una cucina, di una camera da letto. Le immagini vengono proiettate sulle pareti animando/abitando la residenza di qualcuno perfettamente estraneo a quelle immagini. La stanza si accende cromaticamente, la parete si fa schermo e il dispositivo ingloba gli elementi che lo ospitano. “Non c’è storia qui, eppure queste immagini a volte sfocate,, a volte scosse da sbalzi di luce, sottoesposte o sovraesposte, saltellanti, documentano uno stato.

Compongono una sorta di micro-atlante della memoria: espongono microstorie, evanescenti, fluttuanti o caduche nel supporto.

Potete trovare maggiori informazioni su www.homemovies.it e sostenere questo meraviglioso progetto attraverso piccole, grandi donazioni.




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